Aeroporto pronto al decolloTornano a salire gli occupati

La Prealpina - 17/02/2016

Sea vuole ingrandire l’aeroporto e, questa volta, lo vuole fare coinvolgendo il territorio. Il cambio di passo sul Masterplan, cioè il piano di crescita a medio-lungo termine di Malpensa, comincia a dare risultati: l’intervento del presidente Pietro Modiano, lunedì sera all’ex monastero San Michele di Lonate Pozzolo, dimostra come il confronto sia utile per giungere a una soluzione il più possibile condivisa. Infatti, non c’è più un muro contro muro, ma si stanno gettando le basi per una mediazione all’insegna dello sviluppo sostenibile. Un elemento significativo sono i 310 ettari in meno di consumo della brughiera rispetto al precedente documento. Nella partita, comunque delicata, un ulteriore elemento di valutazione da parte dei Comuni chiamati al tavolo di discussione dalla società di gestione aeroportuale sarà sicuramente il peso dei due terminal e della Cargo City sull’economia della zona di sedime, dell’area circostante e dell’intera provincia. Perché è su tale fronte che da sempre si bilancia la convivenza tra popolazione e infrastruttura. In poche parole: l’opportunità di lavoro a fronte dell’innegabile disagio di vedersi aumentare sotto il naso aerei, capannoni, basi logistiche, traffico.

Oggi con 18 milioni e mezzo di passeggeri gli occupati a Malpensa sono 23mila 200, nel 2030 quando si presume che i viaggiatori siano 30 milioni quanti potrebbero essere? Domanda essenziale per riprendere pienamente quel discorso interrotto dal dehubbing di Alitalia, frenato dalla successiva crisi del trasporto aereo e ora risorto grazie a una crescita costante seppur minima dei passeggeri. Il Masterplan, ora forse più di due anni fa grazie all’uscita dalla congiuntura negativa, serve proprio a dare corpo al naturale progresso di quello che rimane uno scalo intercontinentale strategico nel Piano nazionale degli aeroporti e si prepara a consolidarsi come hub delle merci. Occorre però che passi l’esame del ministero dell’Ambiente e il coinvolgimento del territorio è finalizzato a non arrivare al momento del dunque come per il precedente ritirato per non rischiare un’annunciata bocciatura.

Si può partire dall’oggi anche per quanto riguarda l’occupazione. Un’analisi del Centro di ricerca per lo sviluppo del territorio dell’università Liuc indica che lo scorso anno il numero di posizioni lavorative attive a Malpensa erano in aumento rispetto al triennio precedente: appunto 23.200, mentre nel 2014 erano 20.090, si assestavano a 20.835 nel 2013 e toccavano le 20.259 nel 2012. Il trend positivo vale anche nello spacchettamento degli occupati residenti in provincia di Varese: 10.254 nel 2015, quindi sempre a ritroso nelle tre annualità precedenti se ne sono registrati rispettivamente 9.816, 9.340 e 9.339. Interessante è poi la cifra circoscritta alla sola area del Cuv, ovvero il Consorzio urbanistico volontario che riunisce i nove Comuni aeroportuali: qui c’è una leggera flessione che partendo dai 3.639 lavoratori del 2012 passa ai 3.456 dell’anno dopo per scivolare ai 3.418 del 2014 e scendere ai 3.280 del 2015. Ma in tal caso potrebbe essere un’oscillazione legata a diversi fattori. Infatti, se all’interno del gruppo consorziato focalizziamo l’attenzione alla sola Lonate (una delle tre municipalità di sedime), scopriamo che dal quadriennio di riferimento emerge una parabola che parte dagli iniziali 483, cala ai 458 e ai 449 del biennio intermedio e risale ai 487 finali superando la prima cifra.

Insomma, non sono i 100mila promessi nel 1998 all’apertura del Terminal 1, non sono nemmeno gli occupati dell’anno di grazia 2007, però sono una base solida sulla quale costruire il futuro. Fuori dai denti: la fortuna di Malpensa continua a essere la fortuna sia di chi ci vive vicino sia della provincia di Varese. Come, senza tanti giri di parole, ha più volte ricordato il presidente della Camera di commercio Renato Scapolan quando il decreto Lupi ha messo in pericolo l’aeroporto e ancora di recente di fronte all’ipotesi di un decreto Delrio se possibile peggiorativo. Certo, il grado di fortuna dipende dal periodo generale e dalle scelte particolari. Ma un ulteriore dato dà l’idea delle pesanti conseguenza di un eventuale ridimensionamento: l’incidenza occupazionale nei Comuni del Cuv è pari al 4,5 per cento della popolazione (il 6,9 di quella attiva tra i 15 e i 64 anni di età) e all’1,1 (1,7) nell’intero Varesotto. Ovviamente la ricerca della Liuc non riguarda l’indotto. Perciò costruire un buon Masterplan condiviso è necessario.