Aeroporti più ricchi. E lavoratori poveri

La Prealpina - 31/08/2017

Gli aeroporti pieni ma le casse vuote. Il paradosso italiano è di trovarsi di fronte a un settore, quello del trasporto aereo, che registra una crescita del traffico sia merci che passeggeri da record. Ma tra progetti fallimentari, precariato ed esuberi, è «uno stillicidio quotidiano di crisi, di dumping e di svendita di pezzi pregiati di questa industria». A dirlo è Usb, chiedendo l’intervento del governo, «ammesso che ne sia in grado», proprio ora che la gran parte delle vertenze aperte entreranno in una fase decisiva. «Non staremo con le mani in mano a guardare inermi alla distruzione di altri pezzi di ricchezza nazionale. Indiremo uno sciopero nazionale dell’intero settore nei tempi più rapidi possibili». La crisi di Alitalia è soltanto la punta dell’iceberg. In cima alla lista il sindacato di base ricorda la rivolta dei lavoratori di Linate e Malpensa, risalente allo scorso primo agosto, per bloccare l’ingresso della cooperativa Alpina nei servizi di handling.

La partita non è ancora terminata: «Vedremo se c’è la volontà di troncare sul nascere questo inaccettabile tentativo oppure perseguire un progetto contro le seppur minime regole sociali». Quello che sta succedendo negli scali milanesi, in forme e contesti diversi, è quello che si sta ripetendo in tutti gli aeroporti italiani, «dove ogni santo giorno si lotta con gli appalti, gare ed esternalizzazioni di attività che producono non solo altro precariato ma ormai incidono sempre di più sui livelli di sicurezza e salute nelle operazioni».

E se a terra le cose non vanno bene, in cielo le compagnie aeree italiane non stanno meglio.

«A più di un anno dall’accordo quadro del giugno 2016 – ricorda Usb – Meridiana, dopo aver licenziato centinaia di dipendenti, vegeta senza un piano industriale nell’infinita attesa di Qatar Airways che non è ancora arrivato, mentre dell’altra superstite dell’industria aeronautica italiana, Blue Panorama, ancora non è chiaro se uscirà dall’amministrazione straordinaria oppure no».

Infine c’è il capitolo relativo alle low cost, che oggi rappresentano la metà del mercato italiano ma che, denuncia Usb, «producono spesso uno sfruttamento inaccettabile, negando salari dignitosi e arrivando persino in alcuni casi a non applicare le norme previste dalle leggi italiane. È paradossale il fatto di come ogni giorno sempre più aerei decollino da aeroporti sempre più affollati, mentre si depaupera l’industria e aumenta a dismisura la precarietà».