«Adesso non fermatela fabbrica intelligente»

La Prealpina - 31/07/2017

Una buona notizia c’è: le imprese del Varesotto stanno già utilizzando a piene mani il Piano Industria 4.0 voluto dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. A “certificarlo”, in una sorta di bilancio di metà anno, è l’Unione industriali della provincia guidata dal presidente Riccardo Comerio. È proprio quest’ultimo, però, a lanciare un appello preciso: non dimenticatevi proprio adesso della fabbrica intelligente, sembra dire rivolto al Governo. Non abbandonate chi sta dimostrando di voler affrontare la tempesta con rinnovato entusiasmo, in un momento in cui dal mercato arrivano anche timidi segnali positivi.

«Cala la richiesta di cassa integrazione (anche se non bisogna farsi fuorviare troppo dal dato vista la riforma degli ammortizzatori sociali) e nei primi mesi dell’anno cresce dell’1,2% l’export dopo un 2016 difficile in una terra che da sempre vive di estero», spiega il numero uno di Univa dalla sua fabbrica meccanica, la Comerio Ercole Spa di Busto Arsizio fondata nel 1885.

Insomma, il mondo che produce vuole guardare al futuro ma allo stesso tempo chiede di poter contare sulla vicinanza delle istituzioni: «La cosa importante è che siano confermati alcuni strumenti che già stanno aiutando le imprese, come gli incentivi per l’acquisto di nuovi macchinari legati appunto al Piano Industria 4.0 – prosegue l’imprenditore -. Si è mosso il mercato concretamente, anche nella nostra provincia chi costruisce macchinari ha colto a piene mani questa opportunità per ammodernare la sede. A livello italiano si stima una crescita degli investimenti del 20%. Qualcuno potrebbe parlare di domanda “drogata” dagli incentivi, ma in realtà si punta a progetti di lunga durata come digitalizzazione, miglioramento organizzativo, interconnessione di tutti gli strumenti produttivi».

In due parole, appunto, fabbrica intelligente: un patrimonio che non si disperderà certo dopo gli sgravi economici, ma che nello stesso tempo ha bisogno di un sostegno nel lungo periodo.

«Il Governo deve estendere il provvedimento almeno a tutto il 2018 – incalza Comerio, 54 anni, amministratore delegato e quinta generazione dell’azienda di famiglia dove lavorano 190 dipendenti, di cui 40 ingegneri, per produrre macchinari soprattutto per il settore gomma-plastica -. Lo strumento entra a regime sempre in lieve ritardo, quindi serve tempo per metabolizzarlo e renderlo davvero efficace. Dev’essere esteso per sostenere le aziende intenzionate a ripensare l’organizzazione interna: le richieste in questo senso arrivano da tutte le filiere, soprattutto da quelle più attive che di fatto generano il Prodotto interno lordo».

La parola d’ordine è ripensare ai processi di produzione e di organizzazione, con la certezza che non c’è altra via per restare a galla. Ma l’industria digitale creerà più o meno posti di lavoro? «Consideriamo la robotica, che avrà un peso sempre maggiore – spiega l’ad della Comerio -. Forse si potranno perdere mansioni da grande catena di montaggio che in realtà nel Varesotto non ci sono più da vent’anni. Ci sarà sempre più bisogno di competenze tecniche elevate anche per la manutenzione dei nuovi macchinari. Alcune stime Usa dicono che per ogni posto di lavoro poco qualificato perso se ne genera 1,5 di alta professionalità. Bisogna puntare alle competenze. Per questo come Univa contiamo molto sugli istituti tecnici e sulla formazione dei ragazzi con i nostri progetti Generazione d’industria e Pmi day».