Addio studi di settore, è una rivoluzione

 Dopo ventisei anni il 2019 dà l’addio agli Studi di settore e apre l’era degli Indici sintetici di affidabilità fiscale, una sorta di rivoluzione copernicana nei rapporti tra imprese e Fisco. Sarà settembre il mese del debutto: gli Isa – introdotti con il Dl 59/2017 sostituiscono la vecchia logica delle “comparazioni” con il nuovo principio degli “indici”. L’elaborazione degli Isa si basa su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi di imposta (otto), e rappresenta la sintesi di indicatori elementari orientati a verificare la coerenza e la normalità della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili.

«Un cambiamento sostanziale al quale avvicinarsi con attenzione e con la consapevolezza che siamo di fronte a due modelli di analisi completamente differenti», spiega il direttore generale di Confartigianato Varese Artser, Mauro Colombo, ricordando che gli Isa esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente per consentire, sulla base dei risultati ottenuti, di provvedere a una integrazione dei ricavi per incrementare il proprio punteggio in caso di rating basso. O di accedere ad appositi regimi premiali qualora la valutazione risulti alta (sicuramente superiore a 6, meglio se più alta di 8): «Proprio per il sistema applicativo che differenzia i vecchi studi di settore dai nuovi Isa, potrà anche succedere che una posizione ritenuta congrua dagli studi di settore riservi un punteggio negativo nella scala di affidabilità fiscale degli Isa. E viceversa».

Il motivo sta nelle differenze sostanziali tra i due strumenti: se gli studi stimavano la congruità dei ricavi e dei compensi del contribuente in relazione alla definizione del sistema complessivo di gestione dell’attività, comparata con soggetti strutturalmente analoghi, gli Isa si comportano in modo diverso. E stimano l’affidabilità in relazione a una serie di indici (definiti di affidabilità e di anomalia) che insieme contribuiscono all’esito di voto finale.

La rivoluzione interesserà 3.5 milioni di contribuenti italiani: circa 40mila nella provincia di Varese. E per tutti, almeno all’inizio, sarà un impatto importante. Basti pensare alle differenze che potranno emergere inizialmente e ai correttivi, su più fronti, che gli imprenditori dovranno adottare. Ma anche ai ritardi che l’Agenzia delle Entrate ha accumulato nel rilascio del software che consentirà di determinare il punteggio e della circolare operativa.