Addio a un grande uomo

Bandiere a mezz’asta, tre giorni di lutto cittadino e funerali di Stato nella basilica di San Vittore, alla presenza del premier Giuseppe Conte e – anche se ancora non è arrivata la conferma ufficiale – del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Varese dice addio al senatore Giuseppe Zamberletti nella quiete della prima domenica di vero inverno, sotto una coltre di neve sottile, che sembra proteggere il silenzio della camera ardente allestita nel Salone Estense del municipio. Accanto alla bara di legno scuro il presidio d’onore delle forze dell’ordine in alta uniforme e, a turno, gli uomini della Protezione civile nelle divise giallo-nere che tutti abbiamo imparato a riconoscere sui fronti di mille emergenze, i volontari della Croce rossa, i vigili del fuoco, gli alpini in congedo. All’esterno una piccola folla di varesini e un intreccio fitto e sommesso di memorie, episodi, incontri, frequentazioni e antiche amicizie. Perché Giuseppe Zamberletti, deputato di lunghissimo corso, senatore per una legislatura, più volte ministro e alto commissario, ideatore di un metodo per la prevenzione e la gestione delle calamità naturali o generate dall’uo – mo, qui era di casa: un varesino del Sacro Monte. «Ciao Peppino» lo saluta un anziano allungando la mano per un’ultima carezza al feretro avvolto nella bandiera bianca della Protezione civile. Poco dopo anche Guido Bertolaso, che del dipartimento nazionale è stato capo per molti anni, si china per sistemare con delicatezza la polo blu bordata di tricolore, segno distintivo di solidarietà, speranza e ricostruzione tra le macerie, sotto le frane, le valanghe e le alluvioni. Qualcuno si avvicina curioso e chiede ai radioamatori dell’Ari, che neppure oggi lasciano solo il loro “Zorro”. La notizia scuote il tradizionale riserbo della città, quella proverbiale discrezione che ha “vigilato” sulla malattia dell’uomo politico, sulle cure all’ospedale di Circolo e sugli ultimi giorni nella quiete dell’Hospice. Un male inesorabile, nella notte tra sabato e domenica, ha rubato l’ultimo respiro all’uomo a cui Sandro Pertini, nel 1981, aveva affidato l’incarico di prendersi cura delle fragilità del Paese. Un anno dopo Zamberletti, eletto a Montecitorio nel ‘68 con la Dc, giurava come ministro per il coordinamento della Protezione civile. Una promozione conquistata nelle lunghe notti sul fronte del terremoto del Friuli e del sisma che aveva devastato la Campania e la Basilicata. «Un grande varesino che ha onorato l’Italia migliore e amato la propria terra» lo ricorda Roberto Maroni, tra i primi a raggiungere la camera ardente dove arrivano, uno dopo l’altro, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il presidente della Regione Attilio Fontana, la deputata Maria Chiara Gadda e il senatore Alessandro Alfieri, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo e il consigliere Samuele Astuti, il prefetto Enrico Ricci, il questore Giovanni Pepè e altre personalità.A sera, oltrepassa il portone di Palazzo Estense la sorella del senatore, Magda, arrivata da Milano. Oggi l’omaggio dei varesini e delle autorità riprenderà dalle 9 alle 19. Il sindaco Davide Galimberti e il capo della Protezione civile Angelo Borrelli curano ogni dettaglio, fino alla disposizione dei cuscini di rose rosse e bianche all’ingresso del municipio e all’interno della camera ardente, e mantengono i contatti con Palazzo Chigi e con il Quirinale per l’organizzazione dei funerali, che saranno celebrati domani alle 10.30 nella basilica di San Vittore e saranno preceduti da un corteo che partirà da via Sacco e percorrerà le vie del centro. Nelle scuole e in tutti i palazzi pubblici sarà osservato un minuto di silenzio. Al termine, Zamberletti salirà per l’ultima volta al Sacro Monte, dove sarà tumulato nella tomba di famiglia, accanto al padre e al fratello Domenichino. «E’ un giorno molto triste perché ci lascia un varesino, un amico, un esempio – sono le parole di Galimberti – Il sentimento di gratitudine dell’intera comunità si unisce alla profonda tristezza per la scomparsa di chi ha saputo vedere e costruire un’Italia migliore».