Acquisti duty free a Varese IL DISTRETTO Ascom guarda ai clienti svizzeri: «A settembre corsi per gli operatori»

In altri territori esiste già. A Varese si vuole crearlo: per attirare sempre più consumatori svizzeri nella Città giardino si pensa alla nascita di un “duty free district”. L’ha annunciato il direttore della ConfCommercio-Ascom di Varese, Roberto Quamori Tanzi. Il record di visitatori provenienti da oltre confine s’è registrato a maggio: nel centro storico di Varese ne sono stati registrati 83.790 di cui 44.777, il 53.4 per cento, arrivavano dalla Confederazione. Nel quinto mese del 2024 le visite complessivamente sono state 171.053, il 43.7%, pari a 74.810, di cittadini elvetici. «È un periodo dell’anno – spiega – in cui sia in Svizzera, sia in Germania, la popolazione spesso si concede dei brevi periodi di vacanza in coincidenza di alcune festività molto sentite in queste nazioni come la Pentecoste». Tanto che in quei giorni, all’ombra del Sacro Monte, non è infrequente vedere delle lunghe code di auto con targa svizzera. La maggior parte delle persone che vengono dall’estero sceglie Varese sia per i suoi centri commerciali, sia per i negozi del centro storico. Ma non sono poche anche le persone che scelgono, per le loro ferie, le località che si affacciano sui sette laghi che caratterizzano il territorio provinciale: «Innanzitutto dobbiamo lavorare – sostiene Quamori Tanzi – per andare a promuovere la nostra zona e le sue attività anche direttamente nella Confederazione. Si deve dare vita a delle campagne pubblicitarie. Per questo il Distretto del commercio ha definito un programma d’interventi. Essendo la Svizzera un Paese fuori dell’Unione Europea, i suoi abitanti possono usufruire di vantaggi non da poco. Quando comprano dei prodotti da noi, hanno l’esenzione totale dell’Iva, pari al 22%, che grava su beni e consumi». I cittadini svizzeri che vengono a Varese a fare shopping, spiega Quamori Tanzi, per ottenere questa agevolazione devono far passare in dogana quanto comprato. Unico limite: per gli acquisti si deve rimanere all’interno di una fascia prestabilita che va da 70 euro a 300 franchi svizzeri: «Chi supera questa franchigia – aggiunge – deve versare alla Confederazione un’Iva dell’8%, che è comunque conveniente. Per altro, la quasi totalità dei consumatori cerca di stare dentro il limite e preferisce, casomai, tornare due volte». Ora è fondamentale per Ascom preparare gli operatori: «Abbiamo bisogno – conclude – di una rete commerciale attrezzata e in questo momento non tutti sono pronti. Se nel momento in cui arriva un cliente da oltre confine una quota significativa di attività su dieci non sa di che cosa si sta parlando, non va bene. Quei commercianti perdono un’opportunità ma anche la città perde punti. Perciò abbiamo pensato di mettere in piedi, subito dopo le ferie, un percorso formativo. Ai primi giorni di settembre si terrà un corso in due lezioni per informare i negozianti».