Accordo Meridiana Serve il referendum

La Prealpina - 20/07/2016

«Resistere e reagire». Sono queste le due parole che fanno da incipit a una lunghissima nota in cui Usb mostra ancora una volta i muscoli e fa capire di non considerare la vertenza Meridiana una partita persa. O meglio, una partita non ancora finita dopo l’accordo dello scorso 27 giugno al Ministero per lo sviluppo economico in cui i sindacati (ma la sigla di base non ha firmato) hanno dato il via libera ai 396 esuberi (di cui la metà basati a Malpensa) e alla ridefinizione del contratto con un taglio agli stipendi (ormai fuori mercato) che arriva fino al 20 per cento.

Usb, insieme ad altre sigle che non rientrano tra le confederali, da giorni stanno raccogliendo le firme necessarie (serve l’adesione del 30 per cento dei lavoratori) per indire un referendum interno e bocciare l’accordo quadro. Un passaggio di «valenza fondamentale» secondo le rsa di Usb. Che scrivono: «Secondo noi, non è ancora molto chiaro che se le sigle firmatarie, in primis i confederali, continuano a rifiutarsi di fare il referendum, il contratto in vigore dal primo agosto non sarà validato in base alle regole stabilite nei loro stessi accordi (Testo unico sulla rappresentanza). Questo è quanto sottoscritto negli accordi di Confindustria, recepiti a chiare lettere nel contratto nazionale di cui questo accordo è parte integrativa di secondo livello».

Secondo il sindacato di base, non è dunque tutto perduto e i prossimi mesi saranno fondamentali. Anche perché Qatar Airways e Meridiana hanno raggiunto l’accordo – «da perfezionarsi entro l’autunno, previa soddisfazione di alcune condizioni», scrivevano in una nota congiunta le due compagnie una settimana fa – che consentirà al colosso arabo di detenere il 49 per cento delle azioni di Meridiana e rilanciare le attività aeree.

«La firma dell’agreement è avvenuta su un tavolino di una fiera aeronautica inglese», spiega ora Usb. «Cosa sia successo o cosa si siano detti in questo frangente noi non siamo in condizioni di saperlo. Quello che sappiamo, invece, è che l’agreement si perfezionerà in un contratto vero e proprio solo all’inizio del prossimo ottobre e all’esaudirsi di ulteriori condizioni che non sono a nostra conoscenza. Noi pensiamo che questo possa essere ulteriore tempo per lavorare a migliorare un accordo penoso, che continuiamo a essere convinti sia molto farina del sacco dell’attuale management di Meridiana».

Le vigorose proteste delle ultime settimane ora continueranno con un’assemblea programmata per domani, uno sciopero già indetto per sabato, un contenzioso in fase di preparazione e naturalmente il referendum, l’arma principale da sfoderare. «Ci devono essere forme di resistenza collettiva visibili – conclude Usb – che devono dare il segno di una situazione che è molto chiara a tutti, compreso il governo e il Qatar: l’affaire Meridiana non è e non sarà sotto controllo facilmente. Perché la rabbia dura sette giorni, la frustrazione sette mesi, la rassegnazione sette anni, l’umiliazione per sempre. Sta a noi dimostrare che hanno torto».