Accordo Italia-SvizzeraLa firma può attendere

La Prealpina - 14/07/2016

Sembra impossibile che l’accordo fiscale sui frontalieri fra Italia e Svizzera possa saltare ma, stando a quanto emerso nelle ultime settimane, un rallentamento è dietro l’angolo.

La frenata era presumibile poiché, finora, tutto pareva essere filato troppo liscio, soprattutto vedendo la posta in palio. E così, anche se una volta siglato il patto dovrebbero guadagnarci entrambi gli Stati (un po’ meno i cittadini), si è in una situazione di stallo.

«Si era infatti detto – scrive il sindacato svizzero Ocst in una nota – che la firma ufficiale sarebbe avvenuta entro fine giugno. I due Stati del resto hanno da tempo raggiunto l’intesa sui contenuti e Vieri Ceriani (il negoziatore per l’Italia, ndr) aveva più volte affermato davanti ai sindacati che l’estate sarebbe stato il periodo probabile per la firma definitiva».

Ma sembra che sotto l’ombrellone non ci siano né le penne né i fogli per sottoscrivere il nuovo trattato internazionale: «Del resto – prosegue Ocst – l’Italia è sempre stata chiara fin dalla stesura della road-map pubblicata nel febbraio dello scorso anno: l’accordo potrà essere firmato solo se il Canton Ticino rinuncerà a pretendere dai frontalieri il casellario giudiziale, la qual cosa viene giudicata come discriminatoria dal Governo centrale e che non piace nemmeno all’esecutivo elvetico.

Il concetto è stato ribadito in questi giorni persino dall’ambasciatore italiano a Berna Marco Del Panta in una lettera spedita al Corriere del Ticino quando dice «È noto che l’Italia, in sede di parafatura dell’accordo, ha posto due condizioni per la firma: una soluzione al referendum contro l’immigrazione di massa e la cessazione di misure discriminatorie, in particolare la rimozione dell’obbligatorietà del requisito del casellario giudiziale».

A dire la verità ai frontalieri non interessa più di tanto la questione del casellario giudiziale, quanto le ripercussioni economiche ma, almeno ufficialmente, uno dei problemi sarebbe proprio questo: «Dal canto suo il Consiglio di Stato ticinese non sembra intenzionato ad assecondare facilmente quanto viene chiesto anche da Berna e da Roma: basti pensare che proprio nei mesi scorso lo stesso Governo cantonale ha ribadito la volontà di proseguire con il casellario, la qual cosa rischia dunque di posticipare non poco la firma dell’accordo».

Ben più pressante la questione dell’immigrazione. «Non si possono inoltre tacere – conclude il sindacato – le manovre a livello federale, ultimamente molto intense, per trovare una soluzione con l’Unione europea in merito al citato referendum contro l’immigrazione di massa». Tutto, salvo sorprese, pare quindi essere rinviato come minimo all’autunno.