Accordo Italia-Svizzera In 400 alle assemblee

Quattrocento partecipanti, più informazione e, forse, più chiarezza su quanto dovrebbe accadere ai frontalieri da qui ai prossimi anni. Si sono concluse le serate organizzate ad Arcisate, Luino e Varese dai sindacati Ocst e Cisl dei laghi sul tema del frontalierato. A condurre gli incontri sono stati Andrea Puglia e Francesco Ceccarelli per la realtà elvetica, mentre Cataldo Rinaldo e Osvaldo Caro hanno rappresentato la sigla sindacale italiana. Nel corso delle assemblee sono stati illustrati i contenuti del nuovo accordo fra i due Stati. E cioè: «A partire dal 2020 il lavoratore frontaliere pagherà in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte che paga oggi. I dati completi del salario verranno trasmessi al fisco italiano dalle autorità svizzere, l’Italia dedurrà dal reddito del frontaliere tutti i contributi sociali e previdenziali (Avs, disoccupazione, infortuni, malattia, secondo pilastro, ndr) e gli assegni familiari e sarà inoltre scontata una franchigia di 7.500 euro». E ancora: «Sul reddito rimanente il fisco italiano calcolerà l’Irpef, detraendo quanto previsto per i carichi di famiglia e, infine, dall’Irpef risultante verrà detratta l’imposta alla fonte già pagata in Svizzera».

A quel punto il contribuente riceverà la dichiarazione precompilata con la cifra da pagare e qualora avesse spese da detrarre potrà chiedere la correzione. Secondo i calcoli della Cisl dei Laghi, «con l’accordo a pieno regime la decurtazione sui salari netti varierà molto a seconda del reddito: dallo 0% al 25%, con una media del 15%». Inoltre la Cisl ha avanzato al Governo le proposte di innalzare la franchigia a 10-12.000 euro, di creare un nuovo ammortizzatore sociale più sostanzioso per i frontalieri, che servirebbe ad aumentare il tetto massimo di 1.300 euro della Naspi, stabilire in quindici anni, cinque in più di quelli previsti oggi, il periodo di transizione al nuovo sistema di tassazione. Infine, al tavolo tecnico che verrà formato, la Cisl chiederà la possibilità di dedurre pure il terzo pilastro aperto in Svizzera e una tassazione della previdenza svizzera al 5%, non solo per l’Avs, ma anche per la rendita del secondo pilastro e i prepensionamenti, in modo da detassare fortemente le pensioni rispetto a oggi,

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