Accademia Marchesi ”università” del gusto

Corsi di alta formazione nell’ambito delle scienze culinarie: lezioni, seminari e laboratori di ricerca sperimentale con il sigillo dell’Università dell’Insubria e la “firma” della Fondazione Gualtiero Marchesi.

Più di un idea, non ancora un progetto.

«Una prospettiva di grande fascino e di sicuro interesse» a giudizio del sindaco Davide Galimberti, che ha approfondito l’argomento in una conversazione con il rettore dell’ateneo varesino Alberto Coen Porisini e con Enrico Dandolo, genero del maestro che ha trasformato la cucina in arte e presidente della Fondazione che ne custodisce l’eredità culturale.

L’occasione, per un affondo sulle prospettive dell’Accademia del gusto, che Marchesi avrebbe voluto inaugurare nelle sale di Villa Mylius, è stata l’anteprima milanese del film “The great italian”, omaggio al grande chef proiettato a Palazzo Serbelloni per un pubblico selezionato e poi riproposto mercoledì e ieri nelle sale cinematografiche.

Sia Galimberti, sia il rettore Coen Porisini, erano stati invitati alla proiezione e in quella sede hanno incontrato Enrico Dandolo, confermando gli impegni assunti dall’Amministrazione comunale e rilanciando la prospettiva di innestare sull’esperienza accademica che si svilupperà a Villa Mylius i corsi di alta formazione che l’Università dell’Insubria si è detta disponibile a fare decollare all’interno di un piano coordinato tra Varese e Milano.

«Abbiamo colto l’opportunità che ci si è presentata – conferma il sindaco – per un momento di confronto in cui l’Amministrazione comunale ha ribadito l’importanza di lavorare tutti insieme nell’interesse della città, valutando e discutendo i singoli ruoli, i compiti e le reciproche responsabilità». Il percorso che dovrebbe condurre alla trasformazione degli spazi di Villa Mylius nella sede dell’Accademia del gusto, dunque, non solo procede, ma – assicurano a Palazzo Estense – avanza spedito secondo quanto previsto dall’Accordo di programma che vincola i due enti.

Anche sui criteri della ristrutturazione dell’edificio, donato al Comune dalla famiglia Babini Cattaneo insieme con il grande parco che lo circonda, l’Amministrazione comunale e la Fondazione Marchesi sembrano operare in sintonia.

«Abbiamo sottolineato – fa sapere ancora Galimberti -che le ristrutturazioni architettoniche della villa saranno improntate alla riduzione massima dell’impatto e alla reversibilità degli interventi». Una rassicurazione indirizzata a coloro che, anche al tavolo della giunta e tra i banchi del consiglio comunale, avevano invitato a non adottare soluzioni «a senso unico», che avrebbero vincolato per sempre Villa Mylius alle attività dell’Accademia del gusto.

Soluzioni reversibili – spiegano ancora in municipio – non equivalgono tuttavia a soluzioni provvisorie.

«L’Accademia del gusto – ribadisce infatti Galimberti – potrà rappresentare un’occasione di sviluppo per la città e costituirà un elemento rilevante nel nuovo posizionamento di Varese in termini di attrattiva su scala nazionale e internazionale».

Al pari di Milano, Venezia, Trieste e Firenze, le città cardini nella vita di Gualtiero Marchesi in cui è ambientato il copione del film diretto da Maurizio Gigola.

«Varese è arrivata dopo ma del maestro raccoglierà una parte di eredità – conclude il sindaco- e ne preserverà gli insegnamenti, perché come sempre ammoniva Marchesi, innanzitutto la cucina è nutrimento se no, non è niente, ma è anche cultura ed è scienza, fatta di fisica e chimica. Quando diventa universale può trasformarsi in arte, altrimenti resta un mestiere».