A Varese l’Interreg Italia-Svizzera vale 67 milioni di euro

Varesenews - 29/03/2017

Si è svolto oggi al Centro Congressi Ville Ponti di Varese il primo laboratorio Interreg.
“Oggi si è compiuto un passaggio fondamentale nel percorso che porterà alla realizzazione dei progetti Interreg per i quali sono stati destinati circa 158 milioni di euro – ha dichiarato l’assessore di Regione Lombardia e delegata ai rapporti con la Svizzera Francesca Brianza (nella foto), in apertura del laboratorio – Questi fondi sono destinati a Università, Comuni, Piccole e Medie Imprese, soggetti che operano nel mondo dell’associazionismo, realtà che si trovano al di qua e al di là del confine tra Italia e Svizzera e coinvolgono, per la parte lombarda, le Province di Varese, Como, Lecco e Sondrio”.

Francesca Brianza ha sottolineato il grande interesse suscitato da questa opportunità: “La partecipazione al tavolo di oggi testimonia l’attenzione per il bando Interreg e la volontà di accedere ai fondi il cui utilizzo porterà trasformazioni positive per i territori di confine e consoliderà le relazioni con la vicina Svizzera”.
Per quanto riguarda la Lombardia il programma Italia Svizzera 2014 -2020 offre una serie di opportunità concrete che si rivolgono ad un gran numero di potenziali beneficiari e che si sviluppano su assi fondamentali per il territorio: competitività delle imprese, valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, mobilità integrata e sostenibile, servizi di integrazione e comunità, rafforzamento della governance transfrontaliera.
“Per la provincia di Varese – ha spiegato l’assessore regionale – sono state presentate 53 manifestazioni di interesse per un importo richiesto di circa 67 milioni di euro; la maggior parte di queste manifestazioni riguardano la competitività delle imprese e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale”.
“Gli Interreg – ha concluso Francesca Brianza – sono uno strumento fondamentale per rispondere alle differenti esigenze dei territori di confine. Il Confine e le differenti peculiarità dei due Paesi, non devono essere visti come un limite ma, al contrario, come una risorsa e come fonte di progettualità per implementare il dialogo transfrontaliero e – conclude -per trovare soluzioni concrete allo sviluppo dei territori di confine”.