A Varese c’è un angolo di Cina

La Prealpina - 14/02/2018

 Piatti tipici della cucina orientale, abiti e scarpe a prezzi decisamente inferiori rispetto alla media (ma anche di qualità ben poco eccelsa), accessori per la casa di ogni genere. Sono i tre assi portanti su cui, negli ultimi anni, i cinesi hanno costruito le loro attività imprenditoriali. Se la Lombardia è la loro roccaforte, va detto che anche la loro presenza in provincia va crescendo di anno in anno. A fine 2017 erano 563 le imprese guidate da persone con gli occhi a mandorla. E, se è vero che non si ha più la sensazione di una “invasione” come accadeva fino a qualche anno fa, è altrettanto vero che il numero di attività è in costante crescita. Nell’ultimo anno, infatti, i cinesi-imprenditori sono aumentati del 5,2%.

Una concorrenza, quella proveniente dal lontano Oriente, che porta con sé non poche difficoltà per commercianti e ristoratori varesini. «È chiaro che quella orientale è una competizione in più per noi – commenta Giorgio Angelucci, presidente provinciale di Uniascom – e, soprattutto, è una competizione problematica. Le difficoltà maggiori sono date dal fatto che non sempre i titolari rispettano le regole di una concorrenza leale. Penso ad esempio ai prodotti importati direttamente dalla Cina e venduti a prezzi stracciati, oppure all’abbigliamento e ai tessuti non particolarmente rispettosi delle norme vigenti in tema di etichettatura e produzione. Senza contare, poi, chi si muove diciamo con superficialità anche dal punto di vista fiscale, con una interpretazione qualche volta un po’ furba delle norme». Insomma, quello che non funziona è il fatto che le regole di partenza non siano uguali per tutti. «Se fossimo di fronte a una concorrenza leale – continua Angelucci – saremmo pronti ad affrontarla in maniera adeguata. Ma partiamo con armi differenti». Della stessa opinione anche Christian Spada, presidente di Confesercenti Varese. «La presenza di imprenditori cinesi in provincia è sotto gli occhi di tutti – dice – ed è evidente come si siano assestati soprattutto nell’ambito della ristorazione. Nel momento in cui i titolari lavorano seguendo le norme, con prodotti di qualità e rispettando le regole a cui devono sottostare i colleghi italiani, non ci sono problemi. Ci si gioca tutto sull’abilità di stare sul mercato. Ma la concorrenza sleale è difficile da combattere». Qualcosa però sta cambiando: ci pensa il consumatore a dare una mano agli imprenditori locali. «La clientela – sottolinea Spada – si è accorta che il prezzo non è il solo elemento in base al quale fare una scelta commerciale». Così l’atteggiamento di chi acquista un prodotto o un servizio è decisamente più attento. La clientela è decisamente più attenta rispetto al passato – conferma anche Angelucci – e lo è in tutti i settori. Per questo immagino che si rivolga meno volentieri a queste attività rispetto a qualche tempo fa, quando il cartellino era la calamita per eccellenza. Noi abbiamo dovuto subire questa invasione negli ultimi anni. Ciò che vorremmo sarebbe poter operare tutti alle stesse condizioni».