A Milano l’Agenzia del farmaco Pressing bipartisan per il trasloco

La gara per avere Ema a Milano entra nella fase decisiva. Domani a Bruxelles, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il governatore lombardo Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala, giocheranno il jolly durante il roadshow di presentazione delle opportunità logistiche e tecniche per ospitare in città la prestigiosa Agenzia europea del farmaco, in fuga dalla Londra del post Brexit. Trasferta ai massimi livelli per convincere in primis gli euroburocrati e, subito dopo, i rappresentanti politici dell’Ue che Milano è la sede giusta. Motivi? La Regione offre il Pirellone, per giunta gratuitamente per un anno, e il contesto urbano e territoriale è tra i più attrezzati, sotto tutti i profili, del continente. Così che i 900 dipendenti di Ema possano trovare i comfort che necessitano loro e le loro famiglie.

Lorenzin, Maroni e Sala, accompagnati da Enzo Moavero Milanesi, consigliere di Palazzo Chigi per la questione specifica, illustreranno i contenuti del dossier che descrive i vantaggi dell’eventuale scelta a favore di Milano, a cominciare dalla possibilità di utilizzare fin da subito gli ampi spazi del grattacielo disegnato da Giò Ponti. Al via ci sono però diciotto città, alcune delle quali escluse in partenza a causa di importanti limitatezze sui diversi versanti; altre, almeno cinque, sono avversarie dirette e competitive del capoluogo lombardo. Si tratta di Copenaghen, Vienna, Amsterdam, Barcellona e la stessa Bruxelles. Da qui, entro fine mese, uscirà una short list, destinata poi alle verifiche delle componenti tecniche e, a novembre, sottoposta alla votazione finale dei rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione. Sarà il loro voto a definire la partita.

Le qualità strutturali e logistiche avranno un peso, ma non faranno la differenza. Più di esse risulteranno decisivi gli equilibri geopolitici e le alleanze tra i diversi blocchi nazionali. Non a caso, Maroni e Sala, che in preparazione della trasferta di domani si sono incontrati venerdì scorso a Palazzo Marino, hanno intenzione di chiedere l’intervento del presidente Sergio Mattarella per sostenere la candidatura di Milano.

Del resto, la corsa ad Ema ha una valenza nazionale, non si limita soltanto alla Lombardia. Tant’è vero che il governo se n’è fatto carico con il premier Paolo Gentiloni e, domani, sarà rappresentato a Burxelles dal ministro alla Salute. Operazione corale, come di rado capita in Italia tra istituzioni, per raggiungere un comune obiettivo, al di là delle appartenenze politiche e di qualunque schieramento. Operazione preparata nei minimi dettagli da diversi mesi, con la disponibilità della Regione Lombardia a cedere il Pirellone, uno dei simboli di Milano e, di sicuro, sede ideale per Ema. Fermo restando l’incombenza di trovare una nuova sistemazione al consiglio regionale, a quel punto obbligato ad abbandonare via Fabio Filzi.

Il vero nodo da sciogliere è comunque politico. Nei giorni scorsi si è addirittura costituito un comitato interparlamentare per spingere la candidatura milanese. Esponenti dei diversi partiti in senso trasversale, tranne i grillini, si sono dati il compito di “visitare” altri Paesi per strappare alleanze per il voto.

La concorrenza è molto agguerrita. Se Bruxelles cede punti, essendo già sede dei principali centri decisionali dell’Ue, e Barcellona paga pegno in scia alle tensioni indipendentiste, Copenaghen, Amsterdam e Vienna restano in cima alla classifica. Ospitare Ema acquisisce diversi significati, che non si esauriscono in una mera presenza di prestigio. L’Agenzia genera un vasto volano economico e occupazionale, coinvolge l’indotto, producendo benessere e lavoro. Per questo, le fanno la corte in tanti. Il 20 novembre i rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione europea voteranno a scrutinio segreto.

L’esito è al momento tutt’altro che scontato. Milano gioca le proprie carte. Sono carte vincenti, non solo negli auspici.