«Ci sono dei vivi-morti e dei morti-vivi Come Renato»

Immagine

«Renato? Lo definirei un samurai. Un guerriero». D’onore. Gennaro Francese, titolare del celebre ristorante Orchidea, ricorda Renato Scapolan, imprenditore e presidente della Camera di Commercio di Varese, scomparso venerdì scorso all’età di 58 anni. «Il rispetto è confronto» Quello di Francese è un ricordo lontanissimo da formalità paludate di circostanza. «Renato era un amico fraterno», spiega. E per tratteggiare questa fotografia dolorosa abbiamo dovuto insistere: «Questo vuole essere il mio grazie a Renato. È la sola ragione per cui pubblicamente parlo di lui». Di un rapporto personale. Fatto di quotidianità, discussioni e amicizia vera. Con Scapolan, uomo che non ha mai perso la propria genuinità, che sbucava in cucina e chiedeva: «Ho fame. Posso per favore avere uno spaghetto leggero?» racconta Gennaro. «Posso e per favore – ripete, proseguendo – Renato rispettava il lavoro e il ruolo di tutti. Ecco io penso che ci siano dei vivimorti. E dei morti-vivi. E questo sarà per me, sempre Scapolan. Vivo. Vivo nei ricordi. Vivo nei nostri confronti che non dimenticherò mai». Scapolan l’imprenditore di successo. Scapolan il “comandante” della Camera di Commercio. Ad altri, forse, avrebbe dato alla testa. «Forse a persone meno intelligenti. Meno vere. Meno sagge», spiega Francese. «Per me lui era un samurai» Quell’uomo in particolare, al contrario, allentava la cravatta, e si divideva con Gennaro una fetta di pane, un pezzo di Parmigiano e un bicchiere di vino. «Magari sino alle 3 del mattino – racconta – con il locale chiuso, restavamo a parlare a confrontarci. Idee diverse? Certo, è capitato. Ma Renato era un uomo al quale piaceva ascoltare gli altri. Non se stesso. Per questo conosceva profondamente le esigenze della categoria che rappresentava. Perché ascoltava tutti. Anche il commerciante arrabbiato. Renato sapeva che se ascolti soltanto te stesso sei fermo. Se parli sempre tu, non vai da nessuna parte. Lui invece sedeva in silenzio, seguiva ogni singola parola. È così che non ha mai smesso di imparare». Scapolan diventato presidente in un momento difficile. «Poco dopo la sua nomina si seppe che volevano chiudere le Camere di Commercio – spiega Gennaro – altri si sarebbero arresi. Non lui. Lui mi disse: combatto a tutela della categoria che rappresentiamo. Lo ha fatto. Lo ha sempre fatto. Per questo lo definisco un samurai. Un guerriero. Uno che ha sempre creduto nelle proprie idee, ma sapeva ascoltare anche quelle degli altri. E se non la pensavi come lui magari si discuteva. Ma poi finiva con un abbraccio». Scapolan che per Varese si é speso. «Per Expo fece avere attraverso la Camera di Commercio aiuti a chi aveva bisogno di riammordenare, rinnovare le attrezzature o i locali – spiega Gennaro – sostenne il più possibile le attività varesine. Fedele al suo ruolo». «Non voleva piacere a tutti» Scapolan uomo apprezzatissimo. «Forse qualcuno che si lamenta, magari non apertamente, c’è – dice Francese – Ma come si dice: piacere a tutti è impossibile. Anzi: piacere a tutti è innaturale, dimostra che non si ha posizione, che si segue l’onda. Ecco Renato non è mai stato così». Domani si terranno i funerali. «Ho perso un amico – conclude Gennaro – certo non sarò in prima fila per farmi fotografare. Per me non si tratta di parole di circostanza e credo che nel giorno delle esequie debba essere lasciato spazio ai familiari. A chi lo ha amato più di tutti. Io forse resteró solo. Con i miei pensieri. E lo ricorderò sempre con una preghiera la sera. Un pensiero per chi non crede»