1. Commozione e tanti ricordi per l’ultimo saluto a Renato Scapolan – Varesenews

Varesenews - 14/05/2016

C’era tutto il mondo economico varesino e tanti rappresentanti istituzionali, alcuni giunti da Milano e Roma, al funerale di Renato Scapolan, e non certo per ricordare ai tanti presenti che la morte è una livella, ma per rendere omaggio a un amico. A celebrare i funerali nellabasilica di San Vittore c’era monsignor Luigi Stucchi, tradatese come lui, che con voce a tratti interrotta dall’emozione ha ricordato la figura del presidente della Camera di Commercio, attingendo ai tanti momenti condivisi con l’amico imprenditore.  «Ho tanti ricordi nel mio cuore – ha detto Stucchi – e parlare in questo momento è un po’ difficile. Penso che ognuno di noi alla notizia della sua morte sia stato colto di sorpresa e subito dopo dal dolore, dallo sconforto».

La morte pone ognuno di noi di fronte alla caducità della vita. E Stucchicon la sua omelia, sofferta ed emozionata, ha cercato di riportare tutti alla consapevolezza di quel mistero, ricordando la parabola dei talenti e il grido dell’uomo sempre in cerca di luce, sapienza e dignità. «Ma quanto è fragile la figura umana? Che cos’è l’uomo se in un attimo il soffio della morte te li strappa dal cuore e dalla vita? Che cosa rimane delle sue mani operose?» sono le domande che il vescovo ausiliario ha rivolto ai presenti. Domande scaturite dal ricordo della figura di Renato Scapolan «dai suoi progetti, dalla sua tenacia e dal senso di responsabilità nei confronti del creato e di tutte le energie affettive, economiche e finanziarie. Spalanchiamo il nostro cuore per questo passaggio di responsabilità, facendo interagire globale e locale, famiglia e società. Voglio pensare e sperare che questo intreccio di valore non si disperda».

Quando si condivide la quotidianità con qualcuno, si dà per scontata la sua presenza e dentro le lacrime di Giuseppe Albertini, componente della giunta camerale, e nell’evidente emozione di Mauro Temperelli, segretario generale della Camera di Commercio, nel leggere l’incipit della sua lettera, oggi c’era già tutto il peso di quella futura assenza: «Pres, che ti è successo? Come mai questo silenzio?».